Rione Trastevere Fontana dell'Acqua Lancisiana


Fontana dell'Acqua Lancisiana. Scoperta dal medico romano Alessandro  Petronio in una fonte sul Gianicolo e di cui egli parla nell'opera De victu romanorum et sanitate tuenda (Romae, 1581), venne detta «Lancisiana» dall'archiatro Giovanni Maria Lancisi che, rilevatane l'importanza e l'utilità, negli anni tra il 1714 e il 1719 la fece incanalare e condurre in parte all'interno dell’ospedale di S. Spirito per uso dei degenti e in parte all'esterno dell'edificio uso della popolazione. A tale scopo venne realizzata una fontana costituita dal bel  mascherone disegnato da Giacomo Della Porta nel 1593 e già esistente nell'abbeveratoio del Foro Romano, sotto il quale venne posta una modesta , conca di marmo. I lavori di sistemazione furono diretti da Egidio Maria Bordoni. Una lapide commemorativa sovrastava la fontana che venne inaugurata nel 1720. Con la costruzione, nella zona, del porto Leonino, la fonte Lancisiana fu soppressa e ripristinata nel1830 inprossimità dello scomparso ponte dei Fiorentini. Nel 1897, quando vennero intrapresi, nelle adiacenze, i lavori per la sistemazione del lungotevere, la fonte rischiò di essere soppressa per la seconda volta. Poi invece fu deciso di rinnovarla e di suddividerla in due «rami» sistemati in altrettante nicchie identiche e simmetriche incassate nei muraglione di arginatura del fiume e coronate da una semplice cornice. 

Ciascuna nicchia era fornita da una doppia bocca da cui l'acqua si riversava nelle sottostanti vasche rettangolari modanate. Vi si accedeva e vi si accede tuttora da piazza Della Rovere attraverso due rampe convergenti che conducono al greto del Tevere: le nicchie si trovano all’altezza dell'ultimo pianerottolo. Ma sono completamente asciutte e di acqua si può vedere solo quella del vicinissimo fiume. Alcuni decenni or sono, infatti, li flusso  idrico della fonte venne interrotto per «sospetto inquinamento». E da allora le cannelle dell'Acqua Lancisiana sono mute e abbandonate. Due iscrizioni ormai sbiadite, sormontate dagli stemmi di Clemente XI (1720) e di Pio VIII (1830), restano in  loco a tramandarne la memoria. E contengono un grave errore:  vi si afferma che la sorgente aveva origine dal colle Vaticano mentre è noto che l'Acqua Lancisiana proveniva dal colle Gianicolense.