Chiese di Roma Rione Ripa Basilica dei Santi Bonifacio e Alessio La leggenda di S. Alessio

Secondo la leggenda, l'icona fu portata a Roma dal metropolita Sergio di Damasco nel 977, prelevata dalla chiesa della Beata Vergine di Edessa. La storia dell'icona è strettamente legata alla leggenda di S. Alessio, l'unico figlio di Eufemiano, un ricco senatore romano convertito al cristianesimo che aveva combinato il matrimonio per suo figlio. Alessio voleva seguire la sua santa vocazione e fuggì travestito da mendicante e visse per lungo tempo sotto il portico della chiesa di Edessa (Mesopotamia). Mangiava solo pane, bevendo solo acqua pregava giorno e notte vicino all'icona della Beata Vergine, accettando l'elemosina, anche dagli schiavi mandati a cercarlo da suo padre, che non lo riconobbero. Dopo 17 anni ritornò a Roma così cambiato che i suoi genitori non lo riconobbero, ma essendo dei buoni cristiani lo ospitavano in un bugigattolo buio sotto le scale. Alessio proseguì la sua opera di  catechizzazione dei bambini  pregando continuamente l'icona della Beata Vergine. Dopo la sua morte, la sua famiglia trovò una sua lettera con la quale si rivelò ai suoi parenti e raccontò come aveva vissuto la sua vita di penitenza dal giorno del suo matrimonio, per l'amore di Dio. Nei sotterranei della Basilica di San Clemente è raffigurato un affresco che narra la leggenda di S. Alessio che è giunta fino a noi dopo numerose interpolazioni, fino ad essere musicata da Stefano Landi su libretto del cardinale Rospigliosi. Venne rappresentata l'8 febbraio 1634, nel teatrino di palazzo Barberini ed ebbe enorme successo. Una leggenda che sembra riecheggiare in queste mura, dal pozzo della casa di Eufemiano, ancora esistente e in piena efficienza, alla scala di legno conservata in una cappella dentro una custodia di cristallo.