Chiese di Roma Rione Sant’Eustachio Basilica Santa Maria ad Martyres o Pantheon

La costruzione originaria risale a Marco Vipsanio Agrippa, genero e prefetto di Augusto, che come ex voto per la vittoria riportata da Augusto ad Azio nel 31 a.C., su Marc'Antonio e Cleopatra, fece costruire un tempio dedicato a Venere, Marte e al divo Giulio. Il nome di Pantheon fu collegato concettualmente ai Panthea ellenistici, i santuari dedicati ai dodici dei ed al sovrano vivente. Fu restaurato da Domiziano dopo l'incendio dell'80 e da Traiano; Adriano lo ricostruì nel 118 -125 riproponendo nella fronte l'iscrizione originaria. I lavori furono terminati da Antonino Pio, mentre nel 202 Settimio Severo e Caracalla eseguirono i restauri ricordati nella piccola iscrizione sotto quella principale. Il monumento restò in abbandono per quasi due secoli. Il Pantheon diventa chiesa cristiana nel 608 perché l’imperatore Foca lo dona a papa Bonifacio IV: la consacrazione avviene il 13 maggio del 609 con dedica a Santa Maria ad Martyres. Il tempio “di tutti gli dei” diventa la chiesa «di tutti i martiri», tanto che Bonifacio IV “saccheggia” le catacombe romane fino a riempire, secondo la tradizione, 28 carri con ossa di martiri che finiscono sepolte sotto 1a Confessione del nuovo santuario. Nel 663 Costante II, imperatore d’Oriente, in visita a Roma si porta via le tegole del tetto di bronzo dorato che fu rifatto in piombo da Gregorio III (735). Durante il periodo Avignonese, quando la sede papale fu trasferita in Francia, si scatenarono conflitti tra le più potenti famiglie (in particolare i Colonna e gli Orsini) e il Pantheon fu utilizzato come fortilizio. Nel 1270 i religiosi del Pantheon fecero erigere un campanile al centro del frontone. Nel 1625 Urbano VIII Barberini asportò il rivestimento bronzeo delle travi del portico per farne 80 cannoni per Castel S. Angelo e le quattro colonne tortili del baldacchino di S. Pietro. Pasquino scrisse la famosa frase: «Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini», ovvero «Quel che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini». Urbano VIII commissionò a Gian Lorenzo Bernini (1626-27) due campanili ai lati dell'attico (le famose «orecchie d'asino») in luogo di quello centrale. Il risanamento della zona fu avviato da Pio VII e continuato da Pio IX, che rinnovò in parte il pavimento interno; divenuto nel 1870 sacrario dei re d'Italia, fu restaurato con l'eliminazione delle cancellate, il completo isolamento dei fianchi, lo scavo delle adiacenze e la demolizione dei campanili (1881-83).